mercoledì 21 dicembre 2011

Un sabato da ricordare...

Sono ancora indietro un tot nell'aggiornare il blog e avrei altre storie da raccontare. Mancano all'appello tante avventure, ma questa giornata credo meriti la precedenza. Questo sabato mi aspetta una serata di beneficenza in memoria di Daniele Rossi. Padre di due giovani bikers, Daniele è morto in un incidente lasciandoli ingiustamente soli.
Qualche mese fa Timmy, presidente dell'associazione ASD Emissioni Zero di Lama, mi contatta proponendomi di partecipare alla presentazione "la montagna in bicicletta". Le offerte raccolte durante l'evento andranno in aiuto della famiglia dei due ragazzi. Spesso Timmy si occupa di seguire i ragazzi istradandoli al meraviglioso mondo della mtb. Quale occasione migliore per poter fare un'opera di bene pensa: la pratica della mtb non solo può essere solo intesa come uno sport fine a se stesso, ma anche come un canale formidabile per divulgare l'amore della natura e perchè no? anche per unire le persone e aiutare chi è in difficoltà!
Oltre a me interverranno Kevin, Gianlu e Robby Mattioli alla proiezione proponendo alcuni video e foto delle nostre avventure in mtb.


Ma adesso facciamo un breve salto indietro nel tempo, partiamo dalla mattina di questo freddo sabato di metà dicembre.
Visto che la presentazione si svolgerà nel tardo pomeriggio nella sala comunale di Lama Mocogno perchè non approfittare di una bella giornata di sole per un giro in bike? La zona di Lama si presta alla grande alla mtb e i percorsi adatti non mancano di certo. Io e Fabio "Superash" decidiamo di improvvisare un giro partendo dalla località "la Santona" per poi raggiungere la vetta del monte Alpesigola. Il giro studiato è un mix di tratti conosciuti e tratti completamente da esplorare. Adoro le giornate in cui si sperimentano sentieri nuovi, la fantasia e l'improvvisazione guidano le nostre fidate bike. Nessuno sa di preciso che giro faremo, ma il bello è che a pochi interessa realmente. Siamo presenti alla partenza io, Superash, Sergione, Beppe, Enrico e Samanta, un gruppetto che è già di per se è una garanzia di successo. Sergione cerca di strapparci qualche informazione sul giro che affronteremo. Forse è l'unico a cui potrebbe essere utile sapere qualcosa di più a riguardo. Deve tornare nel primo pomeriggio a prendere la moglie per poi venire alla presentazione e non ha proprio tutta la giornata a disposizione. Noi la rassicuriamo: non aver paura Sergione, al massimo per le tre saremo alla macchina. Hai tutto il tempo per passare da casa! Fingendo di crederci ci segue, il suo destino è già deciso, tanto vale godersi la sua ultima giornata di vita al massimo.


Percorriamo la famosa via Vandelli, al nostro passaggio un mare di pozze d'acqua gelata scrocchiano sotto le ruote. Beppe si attarda un attimo e si ripresenta alla prima sosta mezzo bagnato e con una scarpa zuppa. Ha deciso evidentemente di farsi un bagnetto in una di quelle pozze. Non lo invidio di sicuro, con questo fretto non è il massimo avere i piedi fradici. Lui comunque non fa una piega e stoicamente prosegue senza lamentarsi minimamente.


Riprendiamo in fretta la marcia, ma la Samanta stranamente non riesce a tenere il ritmo. Oggi non è molto in forma e, nonostante sia una donna pressoché indistruttibile, mi chiede le chiavi della macchina per rientrare. Nel momento stesso della richiesta però il suo orgoglio e forza di carattere hanno la meglio e decide di proseguire stringendo i denti. Non avevo dubbi, non è certo una persona che demorde facilmente.

Il freddo e le raffiche di vento pungente sono fastidiosi, ma il panorama incredibile e la vista del Cimone innevato ci ripagano in pieno del disagio. Il cielo proprio grazie alla giornata fredda è terso, senza la terribile foschia che ci ha imprigionato in questo strano inverno.


La neve ricopre le vette più alte dei nostri appennini stuzzicando la mia voglia di scialpinismo. Quest'anno non ho ancora tirato fuori i miei amati sci e, dalle previsioni a breve termine, non sembra che l'arrivo della vera neve sia imminente. Che palle!

Lungo il percorso ci fermiamo un attimo per fare qualche scatto suggestivo di un calanco, lo spot perfetto per immortalare una discesa.



Arriviamo così al passo Cento Croci senza grosse difficoltà, la parte dura e sconosciuta del giro deve ancora cominciare.


Poco dopo il passo abbandoniamo la via Vandelli inerpicandoci su un ripido tratturo che ci porta rapidamente in quota. Durante un tratto duro in salita Superash decide bene di frantumare il cambio tirando su con la ruota un ramo. Velocemente sistemiamo il danno eliminando completamente l'inutile deragliatore. Vista la gamba strepitosa di Ash non sarà un problema per lui affrontare il resto del giro in singlespeed. Aggiriamo così il monte Rovinoso e faticosamente raggiungiamo il monte Sant'Andrea. Il terreno nei punti dove non è ghiacciato, a causa delle recenti piogge, è molto morbido e le nostre gomme sembrano incollarsi.


Raggiunto la vetta del monte Sant'Andrea un'estesa radura priva di alberi ci permette di ammirare il panorama che ci circonda. Il Cimone da una parte, in una prospettiva che ci è nuova, e il crinale innevato dall'altra con il Cusna se si staglia sulle vette vicine.



Dopo una breve discesa si presenta davanti a noi un pianoro, il Lagaccione, che separa il monte Alpesigola dal monte Sant'Andrea. Anche qui la bellezza del posto ci sorprende, questo angolo di appennino per noi sconosciuto è un'autentica scoperta.


Ci separa dalla vetta dell'Alpesigola una salita micidiale che ci costringe a scendere dalla bici e portarla in spalla. Non sarà comunque lunghissima e in breve, si fa per dire, raggiungiamo il punto più alto del giro a quota 1630.



Anche qui la vista spazia liberamente su tutto l'arco appenninico, il Cusna è a un passo da noi. Ci concediamo una breve pausa per mangiare. Solo Sergione non si è portato niente dietro visto che per pranzo in teoria sarebbe rientrato. Ma in che sogno? Ormai è già l'una e non siamo neanche a metà del giro. Sei spacciato... ahhhhh!
Intanto finalmente Sergio pone fine alla fastidiosissima vita del Teletubbie Ash, sempre in mezzo ai mar... volevo dire alle mie foto. Riesce a comparire dal nulla ad ogni mio scatto... ma come fa maledetto? ahhhh


Dopo un veloce consulto decidiamo di scendere dal sentiero a nord del monte Alpesigola, quello più diretto e ripido ovviamente. La discesa già dai primi metri promette bene, nonostante la pendenza è perfettamente ciclabile. Percorriamo una tecnica cresta di un calanco, la somiglianza con i sentieri romagnoli è incredibile.






Il divertimento è totale, siamo tutti estasiati dalla bellezza di questa discesa completamente inedita. Purtroppo come ogni cosa anche il divertimento termina e raggiungiamo una carraia. Dobbiamo riacquistare una parte della quota persa e una durissima salita sarà il conto da pagare. Le pendenze e il terreno zuppo d'acqua ci massacrano, la stanchezza comincia a farsi sentire. Raggiungiamo così il caratteristico Sasso Tignoso con le sue rocce color rosso. Lasciamo ai suoi piedi le bici e conquistiamo la vetta a piedi.

Velocemente recuperiamo le bici e ci gettiamo in discesa fino a raggiungere nuovamente la via Vandelli. Ormai è chiaro a Sergione che sarà impossibile andare a prende sua moglie a casa, lo aspetta una bella cazziata. Poveroooo!
Come mazzata finale ora dobbiamo tornare alla partenza percorrendo l'interminabile via Vandelli. I continui sali-scendi e la stanchezza accumulata durante il giro rende questa parte decisamente rognosa e antipatica.


Durante il rientro vediamo le tipiche capanne tipiche di questa zona, testimonianza della presenza in passato di un popolo celtico nel Frignano.


Il Cimone è la costante che caratterizza questo sorprendente giro, è un fedele compagno che ci seguirà costantemente.


Ormai raggiunta la macchina Beppe giustamente buca, tanto ormai sono le cinque è il destino di Sergio è segnato... la sua telefonata alla figlia ne è solo la conferma: ciao figlia, saluta Sergione... ha detto la mamma che non ho più un papà, risponde lei!ahhhhhh
Io e la Sami ci affrettiamo a rientrare e ci allontaniamo dagli altri. Ormai vicini alla macchina, dico alla Samanta che siamo quasi arrivati e lei prontamente scivola su una lastra di ghiaccio cadendo duramente a terra. Per fortuna non riporta nessuna conseguenza dalla caduta, possiamo raggiungere la macchina e fiondarci alla presentazione.
Arriviamo appena in tempo, dopo essermi cambiato e bevuto qualche bicchierino di birra sono pronto all'esposizione. Facciamo così la conoscenza del grande Timmy, di sua figlia Silvia, una freerider tredicenne con una passione incredibile per la bici e una sensibilità che mi ha colpito, e di tutto il gruppo di Emissione Zero.
Dopo poco la sala si riempie, veramente una gran soddisfazione vedere così tante persone. Molte sono venute da lontano solo per poter dare una mano. Dovendosi anche sorbire le storie di uno stordito come me sono semplicemente dei grandi! La serata passa piacevolmente, in un'atmosfera serena e calorosa, ci sentiamo tutti tra amici. Mentre le foto bellissime scorrono veloci sul monitor le nostre parole cercano di trasmettere la passione che ci lega indissolubilmente al mondo stupendo della mtb e alla natura.
Al termine noi relatori riceviamo una targa come ringraziamento e le offerte vengono consegnate ai ragazzi tra gli applausi di tutti i partecipanti. Dopo la presentazione ci spostiamo al vicino ristorante "vecchia Lama" per concludere nel modo perfetto una giornata perfetta.


Grazie ancora a Timmy, a sua figlia Silvia e a tutti quelli che sono venuti a vederci.
Questi eventi sono la dimostrazione di come la mtb non sia solo un semplice sport. Vivere la nostra passione in modo sano come fa Timmy può essere d'aiuto per gli altri e rendere migliore un mondo ormai alla deriva.

Grazie ancora... Anny

Tutte le foto 


Qui le bellissime parole di Silvia sulla serata 

martedì 13 dicembre 2011

Due giorni a Palazzuolo, ovvero la Romagna che incu…

Sono ormai passati quasi due mesi da quanto il nostro quintetto di disperati Transalpini si è separato e il buon Teddy sta già scalpitando per riunire il gruppo. Come ci aveva accennato per la Transalp, ha intenzione di organizzare un mega raduno nella sua zona. Allora quale occasione migliore per ritrovarci tutti assieme e rivivere la magia che ci ha legato. L’appuntamento è fissato per il primo di ottobre a Palazzuolo sul Senio, nell’insuperabile appennino romagnolo.


La formidabile coppia, di fatto, Teddy & Marco, in collaborazione con il gruppo Senio Bike, sta preparando un evento unico in cui niente è lasciato al caso. Altro che organizzazione alla Stex, qui stiamo parlando di un’imponente dispiego di forze che sommate all’impeccabile ospitalità romagnola sicuramente renderà tutto più che perfetto. Ripensandoci però anche nel massimo caos organizzativo abbiamo raggiunto la perfezione. Insomma, sono convinto che un ottima compagnia sia già di per se una garanzia per la buona riuscita di un evento simile, ma un pelo di pianificazione alla fine non guasta mai o sbaglio?
Il gruppo, man mano che passano le settimane, è sempre più numeroso. Tra guide e organizzatori superiamo la ventina di persone. Partecipano oltre a noi cinque, anche la coppia incontrata ai Sibillini e al Grappa, Samanta e Eugenio, alcuni modenesi, Samanta e Gomez dalla bassa con furore, Mazzi e Mirella da Carpi, Enry con altri romagnoli sbronzoni e tanti altri che purtroppo al momento mi sfuggono. Già solo la comitiva vale tutti i chilometri che molti più di me dovranno spararsi per arrivare a Palazzuolo city.
All’appuntamento io e la Sami arriviamo come sempre per ultimi. Mancano solo le nostre bici da caricare sui furgoni.  Grazie a questo piccolo aiutino i ragazzi della Senio Bike ci faranno risparmiare la prima lunga salita su asfalto. Arrivati al passo Sambuca lasciamo tutti i cambi e il necessario per passare la notte in rifugio nel pickup del Teddy. Gli efficientissimi ragazzi della Senio ce li faranno così ritrovare assieme ai viveri al rifugio al termine della giornata. Una volta pronti ci mettiamo in movimento e, lasciato subito l’asfalto, percorriamo un sentiero che sale leggermente addentrandosi nel bosco.
La traccia è in condizioni perfette,l’erba sembra tagliata di recente e neanche una foglia ostacola il rotolare delle nostre gomme. Il Teddy sicuramente si deve essere dato un gran da fare nel farci trovare in perfette condizioni i suoi adorati sentieri. 


Come preludio alle difficoltà che incontreremo durante il percorso pensato dal malefico Teddy, la salita si fa sempre più impegnativa, con pendenze al limite del cappottamento.  Una volta arrivati in quota con il cuore a mille imbocchiamo un il sentiero che corre sulla cresta della collina.


Iniziano così anche le difficoltà in discesa. I numerosi passaggi tecnici che incontriamo ci fanno immediatamente capire che non sarà facile portare a casa la pellaccia. Mi sembrava strano, conoscendo i suoi gusti in fatto di percorsi, che lo psico Teddy si accontentasse di un giro facile, adatto a tutti.


Dopo il primo tratto impegnativo continuiamo su larga carrozzabile sempre in discesa fino al paese di Crespino su Lamone. Appena sbarchiamo in paese ci lanciamo come un gruppo di predoni nel primo e forse unico bar a fare incetta di birre. Sarà l’anima alcolizzata dell’ideatore del giro ad aver influenzato negativamente gli altri partecipanti? Maaaaa… direi che molti di noi siano già naturalmente predisposti.
Intanto che assaltiamo le birre Gomez, il fondatore del leggendario gruppo dei “Salami in MTB”, estrae dal sul zaino un tagliere e un meraviglioso salame... Il connubio birra e salame ha un qualcosa di magico, penso. Questo sì che è lo spirito che mi aspettavo da una manifestazione del genere.

Nota dello scrittore...

ahhhhh, come si può cambiare nella vita! adesso sono diventato vegetariano e i pensieri riportati in precedenza appartengono ad un altro anny. Vanno comunque citati per dovere di cronaca e per descrivere più fedelmente possibile gli eventi e i sentimenti provati.


Dopo una lunga pausa e con la pancia bella piena in qualche modo risaliamo in sella. Dopo il momento di euforia però dovremo fare i conti con un’interminabile salita che ci porterà sul crinale incrociando il sentiero GEA. Sono ormai abituato ai sentieri di crinale tipici dell’appennino romagnolo, ma ogni volta che li percorro mi emozionano sempre. Pur essendo stati aperti per motivi completamente diversi, quando erano l’unico collegamento fra le poche case in zona, questi sentieri sembrano creati apposta per essere percorsi dalle nostre amate mtb. Ci lasciamo guidare, prima immersi in un fitto bosco poi in ampie radure sul crinale, dal sentiero fino all’alpe di Vitigliano.



La visuale qui è fantastica, tutto attorno a noi a perdita d’occhio si estendono verdi colline. Spaziando con lo sguardo in ogni direzione non si notano paesi o case, tutto è coperto da boschi e prati. Abbiamo la sensazione di essere stati teletrasportati in un luogo  remoto e non ci sembra possibile essere a un passo dalla “civiltà”. Il nostro appennino non avrà certo la spettacolarità delle Dolomiti, ma è in grado ogni volta di emozionarmi e rapirmi come nessun altro posto.
Dopo una breve discesa, che purtroppo dovremo rifarci in salita il giorno successivo, arriviamo a Valdiccioli: il nostro rifugio.
Il posto è perfetto, circondato da boschi, lontano dal mondo e, cosa più importante, tutto per noi.


Intanto, mentre noi ci divertivamo, i ragazzi della Senio Bike  hanno già portato i nostri bagagli al rifugio e cominciato i preparativi per la cena. Il servizio che questi ragazzi ci stanno offrendo è impagabile, ci sentiamo coccolati, allora è proprio vero che l'ospitalità romagnola è imbattibile.
Una volta presi i posti per dormire e lavati nella gelata acqua nelle fontane poste fuori dal rifugio ci sparpagliamo tutti per ammirare l'imminente tramonto.
Ci godiamo il momento più bello della giornata, non si vive solo di mtb e fatica, ma anche di questi momenti di relax e riflessione condivisi con amici.


Ma ormai è giunto l'orario della cena, il più importante momento della giornata. Altro che tramonti e romanticherie, non si vive di sole emozioni!!! ahhhhhh!!! La serata supera ogni più rosea previsione e procede con una gran mangiata e soprattutto bevuta in compagnia di persone simpaticissime. Scaldati dalle fiamme di un camino e dall'immancabile vino parliamo delle nostre avventure in un'atmosfera di perfetto relax. 



Ormai è ora di andare a letto, domani ci aspetta un'altra giornata di fatiche e, non dubito, di gran divertimento.
Lasciamo nuovamente le nostre valige al team di Senio Bike e partiamo per la seconda tappa di questa stupenda trasferta romagnola. Ripercorriamo la strada fatta il giorno precedente riconquistando così il crinale, il panorama è stupendo e il cielo terso promette un'altra giornata di sole. Percorriamo una bella discesa in mezzo ai boschi fino all'incantevole quanto isolato mulino dei Diacci.


Il posto è fuori da tutto, incastonato nelle scoscese pareti lavorate dal fiume che alimentava il mulino stesso.


Lungo il greto del fiume il nostro inossidabile gruppo della transalp si fa immortalare in una foto. La riunione del gruppo transalpino ha reso questa due giorni ancora più emozionante. Una parte delle passate emozioni rivive così in tutti noi ricordo di un'avventura memorabile.


Ripartiamo in salita, la pendenza e i molti salti di roccia ci costringono a scendere dalla bici in qualche pezzo. Improvvisamente passiamo sotto a un particolarissimo arco naturale di roccia. Le conformazioni rocciose e i paesaggi che si incontrano in Romagna per molti aspetti sono unici.


Qualche altro strappone in salita e finalmente arriviamo al rifugio i Diacci dove, dopo un veloce briefing, decidiamo per il percorso più lungo.


Continuiamo su un bellissimino sentiero sempre immersi nei boschi. La traccia è molto divertente e varia con un alternarsi di tratti veloci e pezzi tecnici da fare con gran attenzione.
Proprio in uno di questi mi distraggo un attimo e improvvisamente mi sento disarcionare dalla bici. La scavalco, senza poter far nulla se non proteggermi con le mani e mi preparo all'imminente urto con le simpatiche rocce che mi aspettano sotto di me. La botta è forte, anche se un po' per esperienza, un po' grazie alla fortuna, ammortizzando con le braccia la caduta, riesco a evitare danni più seri.
Stex con due occhi da cerbiatto impaurito mi soccorre immediatamente. Ha visto  in diretta il mio volo sulla distesa di rocce appuntite e mi da già per spacciato. Mi rialzo alquanto scioccato, ho un grosso buco nella mano e mi sento cedere le gambe dalla tensione e dalla paura. Ripreso un po' di colore e coraggio mi controllo in cerca di qualche altro danno. Tranne il forte dolore a un polso e alla ferita alla mano sembra che ne sia uscito abbastanza bene dal tuffo. Riprendiamo il cammino, in qualche modo riesco a continuare anche se ogni buca mi procura un forte dolore. Prendo un buon antidolorifico e ad un capanno di cacciatori disinfetto la ferita con amuchina.. Il fatto che la ferita friggesse  e il bruciore provato mi ha poi insegnato a non usarla amuchina pura, non diluita.
Resisto al male e una volta ripreso quota e raggiunto nuovamente il passo Sambuca ripercorriamo una parte della salita fatta il primo giorno.


Questa volta però, invece di continuare lungo il sentiero principale, imbocchiamo una traccia che si lancia verso est e che ci riporterà a Palazzuolo. Percorriamo un tipico sentiero Romagna style su crinale dove regnano salti di roccia, gradoni, tratti guidati e veloci, insomma di tutto di più. Una vera gioia per ogni biker esigente. Peccato solo che il mio povero polso mi faccia un male cane e a stento riesca ad appoggiare la mano al manubrio.


Raggiungiamo così la chiesa di Lozzole e una parte del gruppo, visto la cottura, sceglie di rientrare per comodo asfalto. Nonostante il polso stropicciato decido di finire il giro, non voglio perdermi assolutamente nulla e godermi la giornata fino in fondo.


Dopo una breve risalita affrontiamo la discesa finale che, come ciliegina sulla torta, sarà scassatissima e impegnativa. Miracolosamente riesco a portare a casa la pellaccia anche questa volta. Un gran male alla mano, ma felice come sempre di aver passato un weekend tra amici facendo la cosa che mi piace di più al mondo: pedalare perso nella natura!


Arrivati a Palazzuolo ci concediamo una serie infinita di birre e anche una più che gradita doccia.

Ancora un grazie agli insuperabili organizzatori Teddy & Marco e all'efficientissimo gruppo Senio Bike per il supporto e l'aiuto fornito durante questi spettacolari giorni. Direi di non essermi mai sentito così coccolato durante un giro in bike in tutta la mia vita.


Siete grandi....

P.S.

Purtroppo come conseguenza della caduta ho in seguito scoperto di essermi fratturato un polso. Non è un dramma dai, uno stop forzato di un mesetto non è poi grave, considerando la bella avventura vissuta, ne è valsa certamente la pena!









domenica 20 novembre 2011

Giro della Marmolada... l'estate senza fine!

Dov’eravamo rimasti? Vediamo… ahhhh, siamo ai Laghetti di Fiè. Stex, tra una birra e l’altra, ci propone un’impresa ancora più straordinaria delle precedenti e per giunta completamente inedita. Ci racconta di aver contattato il nipote del famoso Toni Valeruz. Anche lui un appassionato di mtb come noi è un assoluto conoscitore delle montagne che circondano la val di Fassa. Parlando con lui, Stex gli accenna alla sua idea di fare il giro della Marmolada in bici passando per il rifugio Contrin e il passo Ombretta. Valeruz ci pensa un attimo e dice di non averci mai pensato, ma forse potrebbe anche essere fattibile. Stex, non lasciandosi scoraggiare dal fatto che anche un local super esperto come Valeruz non l’abbia mai fatto, ne è sempre più attratto. Neanche sbirciando in internet si riesce a trovare qualche disperato che ci abbia provato, “perfetto” ci dice, questo è il giro degno per concludere quest’estate memorabile.


Purtroppo il grande Enrico deve rientrare a Perugia e  ci dovrà abbandonare. Siamo tutti dispiaciuti per questa separazione, ma ci ripromettiamo di organizzare al più presto una rimpatriata di noi cinque transalpini.
Anche Sergione e Renky devono rientrare alla base in serata. Le mogli hanno concesso loro solo un giorno di libertà e quindi mestamente devono riprendere il cammino verso casa.
Rimangiano io, Stex e Kevin, siamo pronti e carichi come non mai per affrontare questa nuova avventura. Ma dove dormiremo? Sarebbe una domanda lecita, ma ormai non penso più così in là nel futuro. Per fortuna l’impeccabile macchina organizzatrice di Stex ci ha trovato un alloggio in una casa vacanza ad Alba di Canazei. Grazie a suo padre che gestisce la struttura avremo anche un trattamento economico particolare, tutto organizzato come sempre!!!
Ci svegliamo non prestissimo, tanto il giro partirà praticamente dal nostro alloggio e quindi non dovremo perdere tempo nel trasferimento in macchina. Anche oggi la fortuna ci regala un’altra strepitosa giornata di sole, ma ormai non ci facciamo neanche più caso. Siamo in paradiso ed è normale che tutto sia più che perfetto.
Partiamo con una bella forestale appena sistemata che si addentra nell’incantevole val Contrin.


Stex ci avverte che probabilmente questo sarà l’unica parte ciclabile della salita. La vista del Gruppo del Sella e il Sasso Pianto spuntano dietro di noi tra gli alberi, una gioia per gli occhi!


Siamo euforici e pedaliamo con un senso di leggerezza che non rispecchia certo le nostre pesanti bici e gli strapponi in salita che ogni tanto dobbiamo affrontare.
Il panorama, la giornata splendida e gli impagabili scorci della Marmolada ci infondono una dose extra di energie. Tra parentesi tutte queste energie ci saranno di grande aiuto per completare il giro.


Percorrendo tutta la valle su una comoda carraia e raggiungiamo così il bel Rigugio Contrin ai piedi dell'imponente parete della Marmolada.


La parte conosciuta e relativamente facile è praticamente finita, dopo il Rifugio Contrin inizia quella sperimentale e inedita del giro. Valeruz ci assicura che da quota 2000 del rifugio Contrin a 2700 del Passo Ombretta saranno tutti di spingimento. Non vedevamo l'ora, ben settecento metri di dislivello da affrontare in un colpo solo saranno una pura gioia. Ci sarà pur stato un buon motivo del perché questo giro sia rimasto inedito? mi chiedo.



Siamo proprio ai piedi dell'impressionante parete sud, una visuale per me sconosciuta della Marmolada. La salita è durissima, tutta da fare con la bici in spalla e non concede tregua. Siamo comunque incantati dalla bellezza del posto, ci sentiamo insignificanti al cospetto di questa immensa parete.


La cosa che più ci colpisce è l'asprezza del panorama: una distesa infinita di sassi e muri di roccia che ci circondano. Il passo è là, lo riusciamo a vedere chiaramente, ma sembra allontanarsi. Credi di passare un avvallamento ed esserci arrivato, ma lui è ancora lontano, sempre là! Maledetto!!!


Anche se impercettibilmente riusciamo comunque ad avvicinarci al Passo Ombretta e come per magia, quando ormai stavamo per perdere le speranze, lo raggiungiamo.


Siamo a dir poco cotti, ma lo spettacolo che si para davanti a noi è impagabile. Se prima siamo rimasti colpiti, adesso la distesa di sassi sotto di noi, che dovremo tra l'altro affrontare in sella, ci terrorizza.
Siamo sotto Punta Penia che, a quota 3300, si eleva di ben 600 metri sopra di noi.
Non sappiamo dove guardare, l'ambiente è spettacolare, sembra che si apra davanti ai nostri occhi increduli una finestra sul paradiso.


Rimaniamo a lungo a goderci a pieno di tutte le emozioni che solo la natura può offrici.
Ne approfittiamo anche per riposarci un pò e recuperare le forze. La discesa che ci aspetta richiederà tutta la nostra concentrazione e impegno.
Ricaricate le batterie, dopo esserci messe le protezioni e fatti i doverosi scongiuri, partiamo.
La discesa ci porterà ad attraversare un vallone detritico formato dal distacco di rocce dalla parete sud.
Non capiamo sinceramente da dove si possa scendere, guardando in giù mi convinco ancor di più della nostra pazzia. Ma basta indugiare, è giunto il momento di buttarci verso una morte certa e sicuramente violenta.



Le nostre amate bike sembrano galleggiare in un mare di sassi di ogni dimensione, il controllo è un concetto senza significato, in realtà siamo in completa balia del caso.


Superiamo miracolosamente indenni questa prima parte in cui più che guidare una bicisi ha la sensazione di surfare sulla tavola. Il sentiero però non ha la minima intenzione di tranquillizzarsi. Le curve strettissime e i continui gradoni che seguono la pietraia sono, se possibile, ancor più ostici.
Incontriamo numerose persone a piedi che ci guardano come fossimo degli ufo. In realtà siamo solo dei cretini, penso tra un passaggio e l'altro tra rocce mortali.
Contro ogni pronostico anche questa volta sopravviviamo... e poi com'è possibile morire in paradiso?
Arriviamo così al rifugio Falier piombando come kamikaze sulle persone che, in relax, si stanno godendo il panorama. Siamo proprio sotto la Marmolada, aguzzando la vista si vedono numerosi arrampicatori appesi come tanti ragnetti sulla tela.


Finalmente con una più che meritata birra brindiamo all'impresa appena compiuta. Intanto ci raggiunge il gestore del rifugio che ci assicura di non aver mai visto mtb scendere dalla val Ombretta. Siamo stra contenti e soddisfatti, ma il giro è ben lontano dall'essere concluso. Ci manca ancora una valanga di chilometri e non ci dobbiamo rilassare troppo. Riprendiamo presto il cammino e raggiungiamo Malga Ciapela sempre in discesa, ma per fortuna non così estrema come quella appena affrontata. Come da programma dalla Malga dobbiamo purtroppo percorrere un lungo tratto asfaltato per raggiungere il passo Fedaia. Il caldo è devastante, ci sembra di essere in un forno e le forze cominciano a mancarci. Raggiungiamo quasi deliranti l'arrivo di una seggiovia. ohhhh, ma sembra in funzione! Chiediamo per pura informazione se caricano le biciclette e un semplicissimo "sì" dell'operatore ci fa letteralmente risorgere. Prendiamo l'impianto senza alcun rimorso e in un baleno arriviamo al passo Padon a 2370 metri proprio sopra il Fedaia. Lasciamo un attimo le bici all'arrivo della seggiovia per raggiungere il passo. Da qui si gode una vista formidabile che spazia a 360 gradi, dal Gruppo del Sella  alla Marmolada.


Recuperate le bici imbocchiamo un sentierino di mezza costa chiamato Alta Via delle Dolomiti. Il sole è ormai basso all'orizzonte e la luce esalta ancor di più un panorama magico. Alla nostra sinistra il ghiacciaio della Marmolada si mostra in tutto il suo splendore e ai suoi piedi il Lago di Fedaia di un colore azzurro splendente.
Il sentiero, in un susseguirsi di sali scendi divertenti, ci porta a Porta Vescovo.



Cominciamo così a perdere quota e ad un bivio di sentieri incontriamo due bikers, i primi da quando siamo partiti. Ci fermiamo come sempre per fare due chiacchiere e gli chiediamo se ci sono delle belle discese che possiamo fare nel vicino bike park di Fassa. Uno dei due ci dice di gestire il bike park. Afferma anche, con una certa arroganza, che chi non paga le risalite non può scendere dai sentieri preparati. Infastiditi dall'affermazione, anche perché la montagna non appartiene a nessuno, lo lasciamo andare. Appena partito, in un passaggio complicato con gradoni, si sbilancia e paurosamente vola dalla parte del dirupo assieme alla bici. Saranno forse state le nostre innocue maledizioni, non tanto innocue col senno di poi, a farlo cadere? Nella caduta ha la prontezza di aprire le braccia riuscendo a fermare un volo potenzialmente rovinoso. La bici invece prosegue rimbalzando sempre più in alto e volando al di la di un balzo di roccia e sparendo ai nostri sguardi increduli. Ci guardiamo immediatamente e un leggero sorriso impercettibilmente balena sui nostri visi. Talmente veloce da non essere mai esistito.  Intanto il compagno dello sfortunato lo raggiunge per poi andare alla ricerca della povera bici. Ripartiamo senza indugi facendo molta attenzione a non far la stessa fine del fenomeno. Sua maestà la Marmolada è difronte a noi, le emozioni che proviamo sono facilmente visibili nell'espressione estasiata dei nostri visi.



La discesa ci porta a picco sulle acque del lago di Fedaia. In alcuni passaggi delicati decidiamo di scendere visto la stanchezza e la recente esperienza traumatizzante. Arrivati alla diga imbocchiamo il sentiero 605, un singletrack divertente e veloce che in breve ci riporterò ad Alba di Canazei.

Anche questa esperienza si va a sommare ad un'estate che non potrà mai ripetersi. Tutte le mie future avventure dovranno fare i conti con quelle vissute in questo intenso agosto. Sarà dura, ma cercherò in ogni modo di superare l'insuperabile.

Un ringraziamento più che doveroso a Stex per aver ordito un altro giro incredibile e a Kevin per avermi seguito in tante mie avventure senza paura.

A prestissimo... Anny

Qui la traccia e descrizione by Stex

Qui le altre mie foto